@almanoera
io sono un’autarchica
Posts
73
Last update
2021-01-03 18:07:56

    L’edera mi dice: non sarai / mai edera. E il vento: / non sarai vento. E il mare: / non sarai mare. / I cenci, i fiumi, l’alba della sposa / mi dicono: non sarai cencio né fiume, / non sarai alba della sposa. / L’àncora, il quattro di quadri, il divano-letto / mi dicono: non sarai noi / non lo sei mai stato. / E così il sogno, l’arco, la penisola, / la ragnatela, la macchina espresso. / Dice lo specchio: / come vuoi essere specchio / se non sai dare altro che la tua immagine? / Dicono le cose: cerca d’esser te stesso / senza di noi. / Risparmiaci il tuo amore. / Io fuggo da ogni cosa delicatamente. / Provo a esser solo. Trovo / la morte e la paura.

    Vittorio Bodini, Canzone Semplice dell’Esser Se Stessi, tratta da Metamor, 1967.

    Oggi il mio passato mi sembra un peso intollerabile, sento che interferisce con la mia vita presente, che dev’essere la causa di questa introversione, del mio chiudere tutte le porte. Fino adesso, avevo avuto l’impressione di ricominciare tutto daccapo, con speranze, freschezza, e libertà che cancellavano i misteri e le restrizioni passate. Cos’è successo? E quanto dolore, e freddezza. È come se portassi scritto su di me: il mio passato mi ha ucciso.

    Anaïs Nin, Diario I: 19311934, 1966.

    Un solo giorno, nemmeno. Poche ore. / Una luce mai vista. / Fiori che in agosto nemmeno te li sogni. / Sangue a chiazze e sui prati, / non ancora oleandri dalla parte del mare. / Caldo, ma poca voglia di bagnarsi. / Ventilata domenica tirrena. / Sono già morto e qui torno? / O sono il solo vivo nella vivida e ferma / nullità di un ricordo?

    Vittorio Sereni, Di Passaggio, tratta da Gli Strumenti Umani, 1965.

    La vita è un palcoscenico, dicono tutti. Ma non sembra che la gran maggioranza sia ossessionata da quest'idea, o perlomeno non sembra che lo sia in una fase precoce come successe a me. [...] Poiché a quel convincimento andavano unite un'estrema inesperienza e ingenuità, con tutto che in fondo alla mia mente si annidasse il sospetto ostinato che potevo anche ingannarmi, restavo sempre virtualmente sicuro che tutti gli uomini s'imbarcassero nella vita in questa esatta maniera. Credevo con spirito ottimistico che una volta terminato lo spettacolo, sarebbe calato il sipario e che il pubblico non avrebbe mai visto l'attore senza il trucco.

    Yukio Mishima, Confessioni di una Maschera, 1949.

    Essendo io ancora troppo giovane, ingenuamente ero portato a rendere assoluto quello che mi stava accadendo. Credevo ancora che un addio fosse un saluto definitivo, un addio per sempre. Stavo bruciandomi le navi alle spalle, come solitamente si dice. [...] Ero un uomo nuovo, nudo, solo che partiva per conquistare il mondo. Ma forse si trattava solamente della conquista di se stessi, di un sé ancora una volta impulsivamente confuso dentro il proprio sogno.

    Pier Vittorio Tondelli, Rimini, 1985.

    Ma che cosa era il sole? Quale giorno portava? Sopra i latrati del buio. Ella ne conosceva le dimensioni e l'intrinseco, la distanza dalla terra, dai rimanenti pianeti tutti: e il loro andare e rivolvere; molte cose aveva imparato e insegnato: e i matemi e le quadrature di Keplero che perseguono nella vacuità degli spazi senza senso l'ellisse del nostro disperato dolore. Vagava, nella casa, come cercando il sentiero misterioso che l'avrebbe condotta ad incontrare qualcuno: o forse una solitudine soltanto, priva d'ogni pietà e d'ogni immagine.

    Carlo Emilio Gadda, La Cognizione del Dolore, 1963.

    Continuando a fissarsi nello specchio, vede parecchi volti dentro il suo – il volto del bambino, del ragazzo, del giovane uomo, dell'uomo un po' meno giovane – ancora tutti presenti, conservati come fossili su strati di roccia, e come fossili, morti. Il loro messaggio a questa creatura viva e morente: Guardaci – siamo morti – di che cosa hai paura?

    Un uomo solo, Christopher Isherwood, 1964.